MIRAMARE NOVECENTO I duchi d’Aosta nel Castello

MIRAMARE NOVECENTO I duchi d’Aosta nel Castello

IL DUCA D’AOSTA

Amedeo di Savoia-Aosta giunse a Trieste per servire come comandante del 23° reggimento di artiglieria da campagna. Nato il 21 ottobre 1898 a Torino, era figlio dei duchi d’Aosta Emanuele Filiberto ed Elena d’Orléans, e dunque erede del più importante ramo cadetto della dinastia regnante in Italia. Volontario nella Prima guerra mondiale, fu militare di carriera, attivo soprattutto nelle colonie italiane. Nei primi anni Venti si recò in Somalia e nell’allora Congo Belga, dove visse in incognito lavorando come operaio; tra il 1925 e il 1931 partecipò all’occupazione italiana della Libia. Nel contesto del periodo fu una figura anomala, ma comunque organica alla politica del tempo, al punto che nel 1937 fu nominato viceré d’Etiopia. Lasciò dunque Miramare e si trasferì ad Addis Abeba con compiti civili e militari; nella Seconda guerra mondiale guidò le forze italiane in Africa orientale fino alla sconfitta della seconda battaglia dell’Amba Alagi. Prigioniero degli inglesi e colpito da malaria e tubercolosi, morì a Nairobi il 3 marzo 1942.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

DA MUSEO A RESIDENZA

Durante la Prima guerra mondiale, il mobilio e le opere d’arte che si trovavano nel Castello furono trasportati e depositati a Vienna. Dopo il passaggio di Trieste all’Italia, tra il 1926 e il 1928, l’Austria consegnò gli arredi completi, per consentire il riallestimento dell’originario aspetto interno dell’edificio, a condizione che fosse aperto al pubblico come museo. I lavori furono condotti dalla regia Soprintendenza alle opere d’antichità e d’arte e portarono all’inaugurazione del museo il 24 maggio 1929. Pochi mesi dopo, però, il Castello venne destinato a residenza del duca Amedeo di Savoia-Aosta, e l’ala est sottoposta a un importante intervento di riconfigurazione per adattarla come appartamento privato della famiglia. Il parco venne diviso in due zone: quella prossima al Castello a uso esclusivo dei duchi, l’altra rimase aperta al pubblico, compreso il Castelletto, dove venne collocata parte degli arredi ottocenteschi degli Asburgo. Il duca abitò a Miramare continuativamente dal 1931 fino al 1937, mentre la duchessa e le figlie vi risiedettero saltuariamente fino alla prima metà del 1943.

L’APPARTAMENTO DEI DUCHI

L’architetto Alberto Riccoboni, artefice della riconfigurazione del Castello diretta dal soprintendente Ferdinando Forlati, in una sua relazione del giugno 1930 precisa di aver voluto creare «ambienti moderni, arredati con gusto nostrano e razionale, tanto più che le Loro Altezze Reali avevano espresso il desiderio di avere mobilia e arredi moderni, comodi e di gusto attuale».

Fu deciso di preservare gli ambienti privati di Massimiliano e Carlotta e le sale di rappresentanza del primo piano nel loro aspetto originario. Furono però introdotte innovazioni tecnologiche per migliorare il comfort di una residenza che aveva ormai settant’anni: due ascensori e un montacarichi elettrici, un sistema di riscaldamento a termosifoni, nuovi servizi igienici, luci al neon. Gli interventi più significativi interessarono gli spazi destinati a diventare l’appartamento privato dei duchi, al fine di conferire agli ambienti funzionalità ed eleganza con linee essenziali e raffinata ricercatezza nei materiali e nelle lavorazioni, coerenti con lo spirito e la cultura del tempo.

LA VITA PUBBLICA

Pur avendo militato nell’artiglieria, Amedeo d’Aosta aveva la passione del volo, e negli anni Venti si qualificò come pilota militare. Nel 1932 passò quindi all’aeronautica militare, dove fece una rapida carriera, operando presso l’aeroporto militare di Merna, vicino Gorizia, fino a divenire generale di squadra aerea nel 1937.

Negli anni trascorsi a Trieste furono numerosissime le sue partecipazioni a inaugurazioni, manifestazioni ed eventi di ogni tipo. La scelta di risiedere al Castello e la sua attiva partecipazione alla vita pubblica erano finalizzati anche a far dimenticare l’eredità asburgica di Massimiliano associata a Miramare.

Gli arredi dello studio, tra cui la grande scrivania in legni pregiati e il salottino di ricevimento, ora esposti in quella che un tempo era la stanza da letto del duca, si trovavano nella biblioteca al piano terra. I ritratti dei sovrani d’Italia, Vittorio Emanuele III e Elena del Montenegro, opera di Gino Parin, erano collocati nelle sale di rappresentanza, montati nelle stesse cornici dorate già dei ritratti imperiali di Francesco Giuseppe ed Elisabetta. Sono di Umberto Noni il mappamondo e le carte geografiche delle colonie d’Africa in cui Amedeo aveva vissuto.

LA VITA PRIVATA

I duchi consideravano le sale ottocentesche del Castello antiquate e molto lontane dal loro gusto. Fecero quindi modificare molte stanze, conservando l’aspetto originario di quelle di rappresentanza usate per ricevimenti di gala, concerti e cerimonie.

Gli spazi residenziali di maggiore intimità vennero aggiornati secondo uno stile elegante e semplice, vicino alla cultura altoborghese, con dettagli architettonici art déco, come il disegno del soffitto e la plafoniera opalina.

Gli arredi riflettono la volontà di attenzione alle nuove tendenze dello stile, alla comodità e alla razionalità, senza rinunciare alla ricchezza dei materiali impiegati, quali i legni esotici del Caucaso o del Madagascar, affiancati a quelli classici di olivo, ciliegio e noce. I ritratti dei genitori del duca, Emanuele Filiberto d’Aosta e Elena d’Orléans, opera di Carlo Siviero, si affiancano alle tele con paesaggi africani di Umberto Noni.

Tra i pochi quadri di Massimiliano che la duchessa scelse per le sue stanze, in questa, che era la camera da letto, volle la santa Rosalia, un tempo attribuita a van Dyck. Le raffinate porcellane da tavola con la corona sabauda sono della manifattura di Doccia di Richard Ginori, diretta in quegli anni da Gio Ponti.

IL SALOTTO DELLA DUCHESSA

Anna d’Orléans, discendente di Luigi Filippo di Francia, nonno di Carlotta del Belgio, nacque nel 1906, e si sposò con Amedeo nel 1927. Assistente nella Croce Rossa, a Trieste era impegnata in corsi e iniziative per la formazione delle giovani infermiere. Nel suo salottino privato, unica stanza tra quelle degli appartamenti ducali ad aver conservato quasi integralmente l’aspetto originario degli anni Trenta, la duchessa si ritirava per leggere o scrivere lettere. Anche in questa sala troviamo raffinate espressioni dell’art déco imperante: il soffitto con il lampadario a girali, le porte vetrate a disegno geometrico, le consolle e le edicole in ciliegio e bois de rose,  con fondo opalino a imitazione dell’alabastro, dove sono esposti i preziosi vetri di Napoleone Martinuzzi.

Il secrétaire e i soprastanti ritratti, già appartenuti a Massimiliano e Carlotta, furono scelti dalla duchessa come citazioni di gusto antiquario.

ARREDI PER LE PRINCIPESSINE

I duchi avevano due figlie: Margherita, che aveva solo un anno quando si trasferirono a Miramare, e Maria Cristina, nata nel 1933 e battezzata nella cappella del Castello.

Alle bambine era riservata una grande stanza al secondo piano; il pittore Umberto Noni fu incaricato di decorarla con suggestive figurazioni parietali sul tema dei quattro elementi – aria, acqua, terra, fuoco – e con un caratteristico presepe policromo da parete.

Anche per la stanza delle principessine furono progettati specifici arredi che, come gli altri mobili di queste stanze, furono disegnati dall’architetto Riccoboni e realizzati dalla ditta Zanetti di Trieste. Laccati in avorio con finiture azzurro chiaro, erano pensati per essere funzionali e confortevoli per i bambini: tavolini bassi, panchette e cassapanche si combinavano a formare salottini in miniatura.

AVVISO AL PUBBLICO:

In accordo con il D.L. n. 105 del 23 luglio 2021,

l’ingresso al Castello di Miramare sarà consentito

soltanto ai visitatori in possesso di Certificazione Verde COVID-19.

Non sono necessari certificazione e prenotazione per  l’accesso al parco.